giovedì 12 novembre 2015

Una meravigliosa ghirlanda vorticante

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Questo stesso giorno, cinque anni fa, prendevo un aereo su cui avrei passato dodici ore. Sarei arrivato in una Ueno dal cielo piatto e filtrato da un garbuglio di centinaia di cavi elettrici e telefonici; un quartiere popolare della smisurata Tōkyō, un piccolo ryokan in cui, poco più di vent'anni prima, aveva dormito Pete Seeger. Era l'inizio del più bel viaggio che abbia mai fatto e che, puntualissimo, ogni novembre non manca di farmi nuovamente visita. Mi costringerà a riguardare le foto, a cucinare udon, a ridere e persino trattenere qualche luccicone agli occhi, tirar fuori oggetti curiosi, guardare fuori dalla finestra con la speranza di veder passare i karasu invece delle solite tortore.
Sono le mie personali celebrazioni giapponesi, quelle delle piccole abitudini, del fazzoletto in tasca, delle foderine in carta per i libri in lettura, del bicchiere di genmaicha al rientro da una fredda e spossante giornata. Ogni anno dal 12 novembre al 28 vivo due realtà parallele: quella che vedono i miei occhi e quella che vede la mia testa, miscelate continuamente, inscindibilmente e incomprensibilmente in un'unica meravigliosa ghirlanda vorticante.

lunedì 20 luglio 2015

Creta. Un diario di viaggio. Quarta parte.

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05 - Lissos e Chora Sfakion

Lissos

Ci alziamo e tira il vento. Qui, dove ti trovi ti trovi e da dovunque venga, lo chiamano Meltemi ma per me è un Grecale da cinquanta chilometri all'ora, fresco e teso, che a dire il vero promette bene perché l'intenzione è quella di scavalcare il promontorio e andare alla piccola cala di Lissos, che incidentalmente è riparata dal grecale. Con tre euro al forno ci procuriamo spanakopita e altre cosette di pasta ripiena per il pranzo, poi ci incamminiamo lungo il sentiero che risale la gola il cui inizio è appena dopo l'approdo a ovest del paese. Il sentiero gira bruscamente al di sotto di un'alta parete di roccia aggettante, è letteralmente cosparso di escrementi secchi di capra e inizia a inerpicarsi sul promontorio, tra i pini contorti e la macchia bassa.

il sentiero per Lissos
Giunti alla sommità si capisce come il vento qui sia una costante visto che il piccolo altopiano è punteggiato solo da piccoli cespugli e pochi alberi piegati quasi in orizzontale. Il sole picchia forte e grazie al cielo il vento dà un po' di sollievo ma tenete a mente che in giornate soleggiate e non ventose questo tratto orizzontale può essere piuttosto fastidioso per chi non sopporta il caldo.


Poi, giunti sull'orlo occidentale dell'altopiano, l'affaccio mostra immediatamente la valle sottostante con la baia e le rovine. Eh già, perché Lissos è anche un'antica città della quale rimangono numerosi resti, tra cui il tempio di Asclepio, un teatro e una necropoli oltre all'impianto di numerose abitazioni. la discesa è agevole e abbastanza breve e si conclude più o meno al tempio di Asclepio dal quale il sentiero torna in piano fino a raggiungere la spiaggia, che è fatta di piccoli ciottoli. L'acqua è meravigliosa, la spiaggia non troppo affollata visto che si raggiunge solo così o con un piccolo servizio di taxi acquatico, e facendo il bagno riesco anche a scorgere un modesto banco di barracuda. Torniamo indietro passando accanto a una piccola chiesa il cui campanile è costituito da una campana appesa a un carrubo e troviamo un posto per mangiare con dei tavoli nei pressi di una fonte, la cui acqua è potabile e fresca.


Se vi recate a Lissos quindi potete evitare di portarvi dell'acqua perché la troverete sul posto. Dopo un po' di riposo affrontiamo di nuovo la salita e il percorso inverso fino a Sougia, che raggiungiamo nel pomeriggio, riprendendo l'auto in direzione Chora Sfakion.

la strada per Chora Sfakion
Ci vogliono tre ore per arrivare ma prima di lasciare il precedente affittacamere avevamo già trovato un'offerta fantastica per l'alloggio, quindi possiamo arrivare in tutta calma poco prima dell'ora di cena. La stanza all'hotel Samaria costa appena 27 euro, è al centro del piccolo paesino e ha un terrazzino che affaccia sul mare permettendo una visione a centottanta gradi di tutta la baia. Non che sia una reggia ma è pulita e confortevole e costa davvero un'inezia; il wifi è disponibile e cambia chiave ogni giorno quindi basta chiedere alla reception. Chora Sfakion, o Sfakia come la chiamano i locali è un modesto villaggio che si sviluppa lungo la riva di una piccola baia; la via che percorre la parte bassa del paese è coperta con del cannicciato sotto al quale ogni hotel e ristorante ha posizionato i tavoli in modo che passeggiando si percorra una specie di galleria e sedendosi si abbia un bell'affaccio sul mare. L'auto possiamo lasciarla all'inizio del paese, di fronte all'ufficio postale, visto che in paese è pressoché impossibile girare in auto. Dopo una rinfrescata ce ne andiamo a cenare alla fine del paese, in un ristorante con un cameriere che parla benissimo l'italiano; sperimentiamo la birra Fix invece della solita Mythos anche se quest'ultima resta migliore e poi ce ne torniamo a dormire. Di fronte al nostro terrazzo il mar Libico si stende scuro e rassicurante; sopra al molo una luna sottile ci dà la buonanotte.


TIP: Sebbene possiamo pensare che alloggi economici come quelli cretesi non possano offrire grossi servizi, c'è da dire che perlomeno la connessione wireless è presente quasi ovunque. Che diamine, siamo nel terzo millennio. Quindi è decisamente comodo poter cogliere un'offerta per l'alloggio nella patta successiva del viaggio, cosa che può essere fatta solo con un device portatile. Avrete senz'altro tutti uno smartphone; io no, ma da quando il mio piccolo netbook mi ha salvato il culo evitandomi di dormire sotto il viadotto autostradale urbano di Osaka lo porto sempre con me. Pensateci. Una stanza in una posizione come quella di Chora Sfakion a ventisette euro a notte è un'occasione troppo ghiotta per sprecarla; senza contare poi che prenotare di tappa in tappa, cercando una sistemazione nei momenti serali di relax, fa risparmiare tempo prezioso una volta giunti a destinazione che può essere impiegato per vedere qualcosa in più, godersi un'ora di riposo con un ouzo fresco o semplicemente prendere tutto con molto, molto comodo.

mercoledì 24 giugno 2015

Orto 2015

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Quest'anno l'orto è meraviglioso. Iniziato per tempo, preparato da un bellissimo testo sulla permacultura e ragionato con attenzione.
A maggio già mangiavamo verdure deliziose.
A great vegetable garden this year. I started in time, prepared by a wonderful book on permaculture and I carefully designed it.
In May we were already eating delicious veggies.

messa a dimora delle patate - potato sowing

impianto base dei pomodori - tomato field

struttura per i cetrioli - cucumber framework





il vecchio platano di San Vincenzo - S.Vincenzo old plane tree


patate - potatoes

pomodori - tomatoes


Papaveri da seme - seed poppies

origano selvatico addomesticato - acclimated wild oregano

martedì 9 giugno 2015

Tempesta di fulmini alla Casa dei Semafori

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Ieri notte c'è stata una tempesta di fulmini. Nella mezz'ora di picco ne cadevano un paio al secondo.
Olivia dormiva beata.
There was a lightning storm last night. One every half second at peak time, which lasted half a hour.
Olivia was happily sleeping.

martedì 5 maggio 2015

Gin

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Odiavo il gin. Lo detestavo. In effetti quando si prendono posizioni tanto decise il problema più grande è trovare la voglia di ritentare per vedere se col tempo abbiamo cambiato opinione, se è il caso di tornare sui propri passi. Non succede per me con la rucola, con la banana, con una qualsivoglia sostanza dolcificante nello yogurt. Non ce la faccio, eppure ho dato chance a ciascuno di questi alimenti almeno una volta ogni due o tre anni. Semplicemente, la consistenza della banana mi disgusta, eppure secca ne mangerei a chili; la rucola non posso sentirla neanche nel piatto degli altri, odora di farfaraccio e nessuno potrà mai convincermi che non si tratta di una stupida moda alimentare che col tempo si è radicata come solo le erbacce sanno fare; lo yogurt lo adoro ma se è dolce mi stimola il riflesso del vomito.
Col gin c'è stata come una specie di epifania; per anni ho evitato accuratamente il gin perché sapevo di detestarlo. Avevo in mente ricordi vaghi di bagnoschiuma e di antitarme e in generale lo rifuggivo come la peste. Poi un giorno ho deciso di concedere una seconda possibilità anche a questa bevanda. È stata una rivelazione. Del resto c'è da dire che io ho sempre adorato gli aromi resinosi e pungenti; non c'era davvero nessun motivo, a parte il mio disastroso blocco mentale, per negare al gin il beneficio del dubbio al pari di banana, rucola e yogurt dolce.
È così che è iniziato il viaggio, tra assaggi e letture, scoprendo che esiste un universo parallelo di infinite sfumature di sapori e che, volendo, si può sempre provare a fare in casa il proprio gin anche senza distillatore. Il cosiddetto "compound gin" non è che un macerato di erbe in soluzione idroalcolica e sebbene il controllo sulla distillazione permetta di eseguire tagli aromatici e aggiustamenti successivi, la strada del compounder permette di ottenere comunque eccellenti risultati a patto di avere ingredienti di ottima qualità e un'enorme dose di pazienza per effettuare molte, moltissime prove.
Ho iniziato con piccoli campioni da 100 cc e percentuali variabili di ginepro e dei restanti botanicals, variando anche i tempi di macerazione. Il campione #5 non è per niente male. Ora so per certo che il sogno di un Salty Dog completamente fatto in casa è a pochi passi.

* La foto illustra i botanicals con cui sto sperimentando ora: ginepro, cardamomo, finocchio, anice, limone, salvia, pepe e coriandolo
I hated gin. I detested it. Actually when you stand up so firmly against something the biggest problem is feeling like trying again just to see if time made you change your opinion, if you are ready to go back. It never happens for me with rocket, banana or anything sweet in a yogurth. I just can't stand it, yet I gave all of them a chance every two or three years. Simply, I hate bananas' texture though I could eat a ton of dried bananas; as for rocket, I can't even smell it if you are eating it, it smells like butterbur and noone will never make me believe it's not a stupid trend which slowly entrenched like only bad weed can; as for yogurth I love it but if it's sweet I just feel like vomiting.
As to gin, it was sort of an epiphany; I carefully avoided it for years because I knew I detested it. I vaguely remembered bubble bath and moth repellent and I avoided it like black death. Then, someday I decided to give this beverage a second chance. It was a revelation. After all it must be said I always loved resinous and pungent scents; there was really no reason - apart from my terrible mental block - to deny the benefit of the doubt to gin as it was for bananas, rocket and sweet yogurt.

That's how the journey began, among tastes and reads, discovering that there's a parallel universe made of infinite shades of flavours and that if you like you can always try making your own gin even without a still The so called "compound gin" ain't but a hydro-alcoholic macerate of herbs and though distillation allows control over cuts and following tweaks, anyway compounding lets you achieve excellent results provided that you have very good ingredients and time to carry out plenty of samples.
I started with small 100 cc samples and variable percentages of juniper and the other botanicals, changing infusion times as well. Batch #5 ain't that bad. Now I know for sure that the dream of a completely homemade Salty Dog is just a few steps away.


* The picture shows the botanicals I'm playing with: juniper, cardamom, fennel, aniseed, lemon peel, sage, black pepper and coriander

giovedì 23 aprile 2015

Babbo

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Un anno fa, a quest'ora esatta, diventavo babbo.
C'è un pezzo importante da ricordare, una pietra miliare della musica mondiale. Su questo pezzo Olivia si è addormentata, ha ballato, si è divertita, rilassata, scatenata; questa canzone ha risolto infinite crisi di pianto delle tre di notte, suonata con l'ukulele in giro per casa in pigiama, ed è diventata un po' la sua colonna sonora. Olivia l'ha sentita passare in radio da zio Mixo e da Sergione Mancinelli, battendo ogni volta le mani per questo regalo inaspettato. Immancabile unico pezzo nel player mp3 sul comodino ha alleviato brutti sogni e fastidiosi mal di pancia. Non dico che senza Mellow Yellow non ce l'avremmo fatta ma di una cosa sono certo: sarebbe stato davvero tutto molto più difficile. Non so se incontrerò mai Donovan per stringergli la mano ma mi va di dire che lo farei con immensa gioia.
Grazie Mr. Donovan Leitch, grazie di tutto.

video

venerdì 27 marzo 2015

venerdì 20 marzo 2015

Un bilancio della festa del babbo

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Tanto per cominciare quando ti alzi e scopri che all'ora di colazione Elena ha già fritto una teglia intera di frittelle sai già che la giornata andrà benone. Il resto potrebbe diventare una banale collezione di luoghi comuni e quindi ve lo evito.
Perché ora le frittelle sono un diritto acquisito; sono loro il vero significato della festa del babbo, San Beppe Affrittellato.
Le frittelle.
Amen.
E per piacere non chiamatemela festa del papà.
Altrimenti vi tolgo le frittelle.

Considerazioni scientifiche sull'eclissi

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Che palle, con quest'eclissi il bucato non asciuga mai.

mercoledì 18 marzo 2015

T'ho comprato il...

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Io non la guardo mai, la televisione. Poi capita che la guardi, passa lo spot della Coop e come al solito succede quel che succede sempre: vedo.
Intervistano la gente in strada, tre o quattro secondi l'uno, domanda a bruciapelo.
La domanda non è importante, è importante lui. Lui che gira in bici e attaccato al manubrio cosa c'ha? Un fanale a carburo!
Ma dove l'hanno trovato?
Ed è così che mi viene in mente la canzoncina. Ve la ricordate no?
"T'ho comprato il fanale a carburo...."

sabato 7 marzo 2015

Una tranquilla notte di tempesta

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È cominciato col grecale. Le previsioni lo dicevano, eppure nessuno si aspettava un evento del genere. Tutta la notte nel dormiveglia a sentire le raffiche e i tonfi, i rumori della lamiera e lo sbattere furioso delle imposte. Al mattino la Versilia si è svegliata, ma per metà è rimasta coricata. Sono rimasti a dormire gli alberi, i pali della luce, la segnaletica. Appisolati sui tetti delle case, lungo le strade, sopra le auto parcheggiate. Un dormiveglia sonnacchioso di tonnellate di legno resinoso e profumato, acciaio e lamiera, rimasti a dormire come narcotizzati, inebetiti dal vento che ha continuato a soffiare in folate inaspettate per tutta la giornata. Il bollettino è deprimente. Dalla finestra si vedeva uno sfacelo. A girare per strada in auto, a un giorno di distanza, sembrava d'essere a Sarajevo ai tempi della guerra nei Balcani. Le foto parlano da sole.













lunedì 2 marzo 2015

Virginiana Miller - Premeditazione di una storia d'amore

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Il testo che segue potrebbe sembrare fiction, o fanfiction.
In realtà l'ho sognato l'altra notte.
Un sogno vivido, partecipato, di quelli che quando ti svegli ti lasciano per qualche minuto col dubbio che quello che hai sognato fosse vero.
O forse era la polenta col coniglio in umido, non so.

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"Allora, l'hai preso?"
"No."
Il Tirreno pubblicizzava da un mese l'imminente uscita del nuovo album dei Virginiana Miller, "Premeditazione di una storia d'amore", in allegato col giornale. Nei negozi di dischi, all'uscita, era stato impossibile trovarlo e questa che sembrava essere l'occasione buona era svanita inspiegabilmente come una bolla di sapone. Per qualche ragione a me ignota Marco, mio fratello, era uscito per comprarlo ed era tornato a mani vuote.
"Era già finito???"
"No, non è neanche uscito."
"Come no?"
"C'era un paginone intero in cui il giornale si scusava coi lettori ma per ragioni non bene precisate, al momento di andare in stampa avevano deciso che non era il caso. Inquietante vero?"
"Abbastanza. Allora quelle voci sui forum..."
"Sì, a quanto pare erano fondate."
 Nei giorni passati, sui forum si speculava abbondantemente su quest'album che a quanto pare, pur attesissimo, non aveva venduto quasi nessuna copia. Ora anche il Tirreno aveva ritirato la promessa all'ultimo minuto.
Nessuno in effetti sapeva bene cosa contenesse: nessun promo, nessun singolo, nessun leak. Su qualche forum c'era chi sosteneva che Lenzi avesse dichiarato che probabilmente la gente non era ancora pronta per un album così; qualcuno sosteneva che non avesse venduto quasi nessuna copia per il semplice motivo che i negozi non ce l'avevano affatto e a veder bene anche noi non l'avevamo trovato da nessuna parte; giravano voci che avessero utilizzato strumenti assurdi come le Onde Martenot e diversi modelli di Glockenspiel; c'è chi aveva messo in giro la voce che ci fossero addirittura campionamenti della misteriosa melodia futurista perduta, intitolata "Arie Sottili", di cui Bardi aveva ritrovato un'incisione su cilindro fonografico.
Insomma, se tutto fosse stato vero avremmo potuto parlare di complotto senza alcun dubbio.
Ma perché? Che scompiglio avrebbe potuto mai creare un disco della band livornese? Neanche si parlasse di Abdul Alhazred.
Ma la sostanza era che questo disco non ce l'avevamo, e forse non l'avremmo mai ascoltato.
Merda.

giovedì 26 febbraio 2015

Zombie Pizza

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Capita, che il lievito scada. Quello usato per questa pizza era scaduto da trentatré giorni. Eppure il trattamento di resurrezione pare sempre efficace. Quanto lievito? Per quanta farina? A quale idratazione? E che forza ha la farina? E mille milioni di seghe mentale che i fissati della lievitazione si fanno ogni volta che c'è da fare una pizza.
Io faccio a occhio, come tutto in cucina.
La pizza, credetemi, era eccellente. Il giusto spessore, ben lievitata, croccante fuori, col bordo marcato e ben alveolato, il fondo ruvido e stuzzicante per il palato.
Ma per i maniaci ricostruiamo (sì, a occhio anche qui) le proporzioni: mezzo chilo circa di farina pessima, la doppio zero della Coop - manco quella biologica - e un po' di semola di grano duro; circa cinque grammi di lievito.
Sì, cinque. Scaduto. Da trentatre giorni. E' così, fidatevi.
Trattamento di resurrezione in acqua calda e zucchero; in mezz'ora o poco più fermenta tanto che l'acqua viene frizzante e si sente puzzo di BRIÀO.
Acqua quanta ne piglia, cosa volete che ne sappia, saranno un paio di tazze scarse. Un pizzico di sale.
Piglio le fruste elettriche e impasto a mano finché non ha una faccia che mi convince.
Fine.
Lievita per quanto tempo ho a disposizione (va bene, almeno due o tre ore, cristosànto, non siamo mica bestie) e alla fine impasto veloce sulla spianatoia, divido in due e stendo subito una delle due metà sulla teglia cosparsa di semola. Perché c'ho da mangiarla, la pizza, mica da costruirci un culto primitivo. Mentre la stendo scaldo il forno, al massimo, con un pentolino d'acqua che me lo mantiene sufficientemente umido.

Il resto giù, lo sapete fare. Condite, infornate, sfornate, mozzarella, infornate, ventilato, fuori e GNAM.
Ne vengono due teglie. La seconda la cuocio solo col pomodoro condito e quando è fredda la congelo, così basta tirarla fuori, metterci la mozzarella e cuocerla nel forno bollente, e in sette-otto minuti ecco una cena di ripiego niente male.

E basta farvi due palle così con la scienza della panificazione.
Fate la pizza, mica il Progetto Manhattan.
Ah, sappiatelo: la polpa Mutti fa il culo a tutti.
(e fa anche rima, ma è un caso)

sabato 17 gennaio 2015

Via d'Arni

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E così il primo giorno dell'anno ci ha portati in giro sulla via d'Arni, diretti a Castelnuovo per far vedere la neve a Olivia. E la via d'Arni era tutta gelata, le ripe ricoperte di aguzzi denti di ghiaccio.