venerdì 18 giugno 2010
Una pizza per Capa
Pizza, birra, caffè: 16 euro, anche senza Mastercard.
Prenotare il tavolo per la pizzata del gruppo flickr a nome "Robert Capa": non ha prezzo.
Ci sono cose che non si possono comprare, e datemi retta, alle bischerate non c'è mai fine ;-)
la telefonata:
"Buongiorno, vorrei prenotare per stasera, per cinque persone, alle 21.15"
"Va bene, stasera, cinque persone, 21.15. a che nome?"
"Robert Capa"
"Come scusi?"
"Capa"
"Capa?"
"Sì, Capa... Capa, come... come la testa!"
"Ah, Capa. D'accordo, a stasera"
La prossima volta provo con Henri Cartier-Bresson o dite che è troppo difficile?
Prenotare il tavolo per la pizzata del gruppo flickr a nome "Robert Capa": non ha prezzo.
Ci sono cose che non si possono comprare, e datemi retta, alle bischerate non c'è mai fine ;-)
la telefonata:
"Buongiorno, vorrei prenotare per stasera, per cinque persone, alle 21.15"
"Va bene, stasera, cinque persone, 21.15. a che nome?"
"Robert Capa"
"Come scusi?"
"Capa"
"Capa?"
"Sì, Capa... Capa, come... come la testa!"
"Ah, Capa. D'accordo, a stasera"
La prossima volta provo con Henri Cartier-Bresson o dite che è troppo difficile?
giovedì 3 giugno 2010
gimme money ameriàno ai mécchiu fàcche
Cosa vi devo dire? L'ovvio? E' proprio necessario dire quanto sia stato ganzo il concerto di Bobo Rondelli ieri sera? Sì, ganzo, perché con personaggi come Bobo e i suoi musicisti non è che ci si possa tanto sperticare su aggettivi propri delle recensioni colte, della scrittura brillantemente asettica di certi quotidiani o della banale e pudica cronaca.
Sono stati ganzi e lo ribadisco. Un concerto che si può senza ombra di dubbio definire tale, per intensità, per professionalità e perché no, anche per la durata, visto che al giorno d'oggi capita facilmente che grandi nomi si presentino sul palco per un'oretta scarsa a fronte di svariate decine di euro di biglietto. E in questa serata tra amici - perché in definitiva con loro è un po' come essere ar barre - si sono alternate le ballate malinconiche e commoventi, in quelle corde tristi così consuete tra gli artisti livornesi, e momenti di irrefrenabile scazzo, la denuncia sociale, la poesia, l'amore e il turpiloquio cialtrone ma pur sempre tollerato perché - si sa - siamo tanto 'gnoranti e per noi va bene così. Dubito che presentare uno spettacolo del genere a Udine o a Caserta riscuoterebbe lo stesso successo, lo sbraitare della folla, i bimbi che urlano e gli applausi che scrosciano. Ma a noi del resto, come direbbe Bobo, cimportanaséga, e grazie al cielo per ora si pol di' cosa ci pare.
Come sul finire del secondo bis per esempio, in una bellissima "gimme money" dei bei tempi andati, quando Bobo s'è lanciato in un'invettiva antimilitarista piuttosto colorita, invitando tutti questi simpatici signori della guerra preventiva e portatrice di pace e democrazia, ad "andasselo a stronca' nel culo tra loro"; cosa che, personalmente, mi sembra l'unico consiglio sensato da dare.
E sentire i bimbetti dietro a me che cantavano tutte le canzoni, anche quelle vecchie degli Ottavo Padiglione, un po' m'ha fatto sperare nel meglio. E se il meglio 'un viene, dé, ci si pupperà.
Bobo suona, canta e scazza con:
Dimitri "Dinamitri" Grechi Espinoza, l'uomo che coi glissati mi fa perdonare il sax
Steve Lunardi, birbante violinista a sonagli
Filippo Gatti, che se oltre a suonare chitarra e basso cantasse anche lui, stupirebbe tanti di voi
Simone Padovani, abile percussore di scatolette e bussolotti
Fabio Marchiori, che solo a vederlo suonare insieme le tastiere e la melodica mi commuovo
Ah, dimenticavo: i cd comprateli, ne vale la pena. Anche se Bobo dice che a lui glimportaunaséga e li potete masterizza', ma sotto sotto 'un è vero, e le bollette arrivano anche a lui!
Sono stati ganzi e lo ribadisco. Un concerto che si può senza ombra di dubbio definire tale, per intensità, per professionalità e perché no, anche per la durata, visto che al giorno d'oggi capita facilmente che grandi nomi si presentino sul palco per un'oretta scarsa a fronte di svariate decine di euro di biglietto. E in questa serata tra amici - perché in definitiva con loro è un po' come essere ar barre - si sono alternate le ballate malinconiche e commoventi, in quelle corde tristi così consuete tra gli artisti livornesi, e momenti di irrefrenabile scazzo, la denuncia sociale, la poesia, l'amore e il turpiloquio cialtrone ma pur sempre tollerato perché - si sa - siamo tanto 'gnoranti e per noi va bene così. Dubito che presentare uno spettacolo del genere a Udine o a Caserta riscuoterebbe lo stesso successo, lo sbraitare della folla, i bimbi che urlano e gli applausi che scrosciano. Ma a noi del resto, come direbbe Bobo, cimportanaséga, e grazie al cielo per ora si pol di' cosa ci pare.
Come sul finire del secondo bis per esempio, in una bellissima "gimme money" dei bei tempi andati, quando Bobo s'è lanciato in un'invettiva antimilitarista piuttosto colorita, invitando tutti questi simpatici signori della guerra preventiva e portatrice di pace e democrazia, ad "andasselo a stronca' nel culo tra loro"; cosa che, personalmente, mi sembra l'unico consiglio sensato da dare.
E sentire i bimbetti dietro a me che cantavano tutte le canzoni, anche quelle vecchie degli Ottavo Padiglione, un po' m'ha fatto sperare nel meglio. E se il meglio 'un viene, dé, ci si pupperà.
Bobo suona, canta e scazza con:
Dimitri "Dinamitri" Grechi Espinoza, l'uomo che coi glissati mi fa perdonare il sax
Steve Lunardi, birbante violinista a sonagli
Filippo Gatti, che se oltre a suonare chitarra e basso cantasse anche lui, stupirebbe tanti di voi
Simone Padovani, abile percussore di scatolette e bussolotti
Fabio Marchiori, che solo a vederlo suonare insieme le tastiere e la melodica mi commuovo
Ah, dimenticavo: i cd comprateli, ne vale la pena. Anche se Bobo dice che a lui glimportaunaséga e li potete masterizza', ma sotto sotto 'un è vero, e le bollette arrivano anche a lui!
venerdì 28 maggio 2010
venerdì 26 marzo 2010
Il primo lunedì del mondo
E' uscito "il primo lunedì del mondo", il nuovo album dei Virginiana Miller e - ve lo devo dire? - era l'ora! L'uscita di fuochi fatui d'artificio qualche anno fa mi procurò shock sinaptici inattesi. Io me li ricordavo in una remota puntata di Help dei primi anni '90, di fronte a un lezioso Red Ronnie, con tutto il sapore della novità. Per me, sentire un gruppo che cantava di stazioni tirreniche al sole, era qualcosa di delirante; come se un pezzo di casa si fosse catapultato in pubblico, davanti agli occhi di tutti; come se quella stessa dorsale ferroviaria tirrenica su cui transitavo bisettimanalmente si fosse guadagnata per qualche arcano motivo un posto nell'immaginario collettivo italiano. Da allora, da quel primo bellissimo riferimento alla vita sulla west-coast toscana, il buio. Complice l'oscurantismo del mercato discografico e dei mezzi di comunicazione. Fatto sta che fino all'uscita di fuochi fatui d'artificio i Virginiana Miller erano svaniti dal panorama musicale collettivo pur facendone parte attivamente. Oggi che esce il disco nuovo non nascondo le mie speranze; confido nel fatto che un così bel lavoro, forte anche dell'interconnessione con il nuovo cinema italiano, possa farli emergere da "giù dove non si tocca".
Il primo lunedì del mondo è un'infilata di considerazioni che facciamo quasi tutti e che nessuno ha le palle o la voglia di esprimere apertamente; l'esternazione di ciò che siamo, di cosa ci condiziona, delle nostre speranze del cazzo e delle nostre ambizioni di mezzuomini. Eppure c'è spazio per la poesia, il gusto di giocare intelligentemente con le parole, l'armonia. Questo disco è una flebo di concetti necessari.
"Frequent flyer" apre il disco sconcertandoci, "Lunedì" - che è un capolavoro di arrangiamento - tronca col passato e ci dice di darci una svegliata, di spingerci oltre quelle "acque sicure" del pezzo successivo. Perché c'è spazio anche per i sentimenti, per le dubbiose corresponsioni emotive che aspettano "la risposta" e anche per le dichiarazioni incondizionate d'amore di quell'"angelo necessario" che urla disperato la propria onestà in un rapporto privo di equilibrio. E dall'altro lato, tutto sommato, ci siamo sempre noi, quella parte del nostro io che annaspa in un mondo di facili e cliccabili esternazioni per cercare di spiccare come mezzasega tra le mezzeseghe, con piglio d'artista o d'arguto intellettuale da bar. Non è vero che "l'inferno sono gli altri": quando ce ne rendiamo conto ci stiamo già dentro. Se ne esce? Non so. Forse attraverso il catartico e autodistruttivo processo che ci spinge verso la ricerca dell'"oggetto piccolo (a)", il premio per la nostra ottusa pervicacia, o tramite un'afasia indefinita, una stasi mentale da "cruciverba" che quantomeno ci anestetizza e non ci fa pensare al peggio. No, non sono io "il presidente", anche se la musica ricorda insistentemente quello che avrebbero potuto essere oggi gli Snaporaz se solo qualcuno avesse permesso loro di emergere. Non sono un cazzo, io. Nessuno di noi, di fatto, è un cazzo al giorno d'oggi. E se davvero pensiamo che "la carezza del papa" possa servire a far crescere meglio le nuove generazioni, a dare loro qualche chance, beh, ci stiamo sbagliando di grosso.
Anche un calcio nel culo fa bene.
Se non altro, con moderazione, ci sveglia dal torpore.
"E' la pioggia che va", storico pezzo dei Rokes eseguito "su commissione" come spiegano gli stessi VM, oltre a risollevarci da questo psicologico cazzotto nello stomaco, ci lascia tornare a sperare nel meglio.
E il meglio, per me, sarebbe che questo disco venisse ascoltato da tutti. Per riflettere.
Per goderselo, anche.
Il disco l'ho ascoltato e riascoltato sullo stream di Rockit.it, nei negozi fino al 2 aprile mi dicono che non lo si troverà. Mi toccherà fargli la posta; la volta scorsa furono oscuri complotti vaticani a frenare l'uscita, stavolta la stramaledetta SIAE. Poi dicono che uno se li scarica...
Il primo lunedì del mondo è un'infilata di considerazioni che facciamo quasi tutti e che nessuno ha le palle o la voglia di esprimere apertamente; l'esternazione di ciò che siamo, di cosa ci condiziona, delle nostre speranze del cazzo e delle nostre ambizioni di mezzuomini. Eppure c'è spazio per la poesia, il gusto di giocare intelligentemente con le parole, l'armonia. Questo disco è una flebo di concetti necessari.
"Frequent flyer" apre il disco sconcertandoci, "Lunedì" - che è un capolavoro di arrangiamento - tronca col passato e ci dice di darci una svegliata, di spingerci oltre quelle "acque sicure" del pezzo successivo. Perché c'è spazio anche per i sentimenti, per le dubbiose corresponsioni emotive che aspettano "la risposta" e anche per le dichiarazioni incondizionate d'amore di quell'"angelo necessario" che urla disperato la propria onestà in un rapporto privo di equilibrio. E dall'altro lato, tutto sommato, ci siamo sempre noi, quella parte del nostro io che annaspa in un mondo di facili e cliccabili esternazioni per cercare di spiccare come mezzasega tra le mezzeseghe, con piglio d'artista o d'arguto intellettuale da bar. Non è vero che "l'inferno sono gli altri": quando ce ne rendiamo conto ci stiamo già dentro. Se ne esce? Non so. Forse attraverso il catartico e autodistruttivo processo che ci spinge verso la ricerca dell'"oggetto piccolo (a)", il premio per la nostra ottusa pervicacia, o tramite un'afasia indefinita, una stasi mentale da "cruciverba" che quantomeno ci anestetizza e non ci fa pensare al peggio. No, non sono io "il presidente", anche se la musica ricorda insistentemente quello che avrebbero potuto essere oggi gli Snaporaz se solo qualcuno avesse permesso loro di emergere. Non sono un cazzo, io. Nessuno di noi, di fatto, è un cazzo al giorno d'oggi. E se davvero pensiamo che "la carezza del papa" possa servire a far crescere meglio le nuove generazioni, a dare loro qualche chance, beh, ci stiamo sbagliando di grosso.
Anche un calcio nel culo fa bene.
Se non altro, con moderazione, ci sveglia dal torpore.
"E' la pioggia che va", storico pezzo dei Rokes eseguito "su commissione" come spiegano gli stessi VM, oltre a risollevarci da questo psicologico cazzotto nello stomaco, ci lascia tornare a sperare nel meglio.
E il meglio, per me, sarebbe che questo disco venisse ascoltato da tutti. Per riflettere.
Per goderselo, anche.
Il disco l'ho ascoltato e riascoltato sullo stream di Rockit.it, nei negozi fino al 2 aprile mi dicono che non lo si troverà. Mi toccherà fargli la posta; la volta scorsa furono oscuri complotti vaticani a frenare l'uscita, stavolta la stramaledetta SIAE. Poi dicono che uno se li scarica...
foto: Alessandro "RonJe" Melillo - Virginiana Miller, festival OndaSuOnda 2007, San Vincenzo
mercoledì 10 marzo 2010
La radio nel cervello
Io ho un problema.
C'ho la radio nel cervello.
Cioè, non che pensi sempre alla radio, no; è che mi sono reso conto che per tutta la mia giornata, se non sto ascoltando della musica, c'è come un'emittente indipendente nel mio cervello che passa della musica e io l'ascolto. Magari passa pezzi che ho sentito una volta sola vent'anni fa, ma l'emittente ha buona memoria. Qualche tempo fa passava i Traveling Wilburys. Sospetto fortemente che il mio subconscio sia stato solleticato dal progetto "Traveling Camera" a cui partecipo, indetto dal gruppo "Fotografia Analogica Italia" su flickr e poi abbia elaborato nottetempo.
Fatto sta che stamani mi sono svegliato e li canticchiavo. A seguire sono passato a "Pretty Woman", mi pare logico no? Buon vecchio Roy.
Però la radio in testa è una bella cosa. A parte quando mi spaventa, dico.
C'ho la radio nel cervello.
Cioè, non che pensi sempre alla radio, no; è che mi sono reso conto che per tutta la mia giornata, se non sto ascoltando della musica, c'è come un'emittente indipendente nel mio cervello che passa della musica e io l'ascolto. Magari passa pezzi che ho sentito una volta sola vent'anni fa, ma l'emittente ha buona memoria. Qualche tempo fa passava i Traveling Wilburys. Sospetto fortemente che il mio subconscio sia stato solleticato dal progetto "Traveling Camera" a cui partecipo, indetto dal gruppo "Fotografia Analogica Italia" su flickr e poi abbia elaborato nottetempo.
Fatto sta che stamani mi sono svegliato e li canticchiavo. A seguire sono passato a "Pretty Woman", mi pare logico no? Buon vecchio Roy.
Però la radio in testa è una bella cosa. A parte quando mi spaventa, dico.
Stamani infatti mi sono svegliato e la radio trasmetteva un criptico comunicato privo di commento musicale. Diceva:
MARJORIE BIONDO
e basta. "Chi diavolo è Marjorie Biondo", mi sono chiesto io. Nome allucinante. Come quella volta che mi sognai via di Santa Tolomea delle Molle a Sorpresa (è vero, non sto scazzando).
Mi alzo, preparo colazione, accendo Ubuntu e prima di guardare la posta cerco su Google.
Marjorie Biondo è la cognata di Fiorello.
TERRORE.
E chi diavolo l'aveva mai sentita nominare? Scopro che ha partecipato a Sanremo dieci anni fa, tra i giovani, è arrivata nona con un pezzo intitolato "Quello che tu hai", che cerco immediatamente sul Tubo.
Ascolto.
Guardo.
Nulla.
Io questa qui non la conosco!
La radio nel cervello è autonoma, forse è un impianto alieno, forse ce l'hanno tutti e va sbloccata, come un livello di un videogame, e io, a furia di cazzate, l'ho sbloccata.
Oppure sono matto.
Ma che differenza fa?
Per ora, tra l'altro, passa musica di gran lunga migliore di quella che si sente in FM o alla televisione...
venerdì 5 marzo 2010
lunedì 22 febbraio 2010
Flickr-birra!
Sono contento che, con tanta insistenza e grazie al nuovo impegno di Fabio siamo riusciti a trovarci per una birra. Il gruppo di flickriani piombinesi, quelli che trovate sul gruppo "Piombino (Steel Town)", per intendersi, ha ritrovato nuova vita col gioco dello stradario.
Per l'occasione avevo la biottica e qui trovate qualche scatto di una povera HP5+ tirata di due stop e fotografata con una D50 attaccandola allo schermo del computer col nastro da carrozziere...
E' un messaggio per tutti quanti: chi mi mostra un po' di pietà e si offre di scansionarmi i negativi come si deve??? Io c'ho già messo scatto e sviluppo, venitemi incontro!
Per l'occasione avevo la biottica e qui trovate qualche scatto di una povera HP5+ tirata di due stop e fotografata con una D50 attaccandola allo schermo del computer col nastro da carrozziere...
E' un messaggio per tutti quanti: chi mi mostra un po' di pietà e si offre di scansionarmi i negativi come si deve??? Io c'ho già messo scatto e sviluppo, venitemi incontro!
Valerio e una micro-fetta di Alessio
Sergio e Fabio
ri-Valerio, che presto (dice) comprerà una 6x6!
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